Gramsci e l’identità italiana

di Angelo d’Orsi

Ieri era il giorno natale di Antonio Gramsci, l’autore contemporaneo italiano oggi, forse con Pasolini, più studiato e tradotto nel mondo.

Ha avuto alterne fortune la vicenda di Gramsci, prima ignorato, poi scoperto nel 1947, grazie alle Lettere dal carcere, seguite – in una geniale operazione politico-culturale pensata da Palmiro Togliatti, con la casa editrice di Giulio Einaudi – da una edizione dei Quaderni del carcere, accorpati per temi, in sei volumi, tra il ’48 e il ’51, e poi ancora dagli scritti precarcerari, ossia fino al 1926, quando Gramsci, deputato in carica del Partito comunista d’Italia, fu arrestato in spregio all’immunità, qualche giorno prima dell’entrata in vigore delle cosiddette “leggi speciali” pensate e volute da Alfredo Rocco, il giurista nazionalfascista, che oggi tanti inseriscono nella galleria nobili dei padri della Patria italiana.

Gramsci era nato nel 1891, appunto, il 22 gennaio, ad Ales, e morì a Roma, in clinica, il 27 aprile 1937. Poco più di 46 anni nei quali, a dispetto della malattia, gravissima, che colpì nell’infanzia, e ne minò il fisico; a dispetto della difficoltà di un’esistenza sempre misera; a dispetto delle difficoltà della situazione storico-politica; e, soprattutto, a dispetto della carcerazione, che andò assumendo nel corso degli anni un carattere persecutorio: a dispetto di tutto ciò, egli ha prodotto un doppio tesoro di valore universale: quello letterario e etico delle Lettere, e quello del pensiero che sono i 33 Quaderni, lo Zibaldone del XX secolo (ma concettualmente ben più importante di quello, straordinario, di Giacomo Leopardi del secolo precedente; curiosa coincidenza la morte a distanza di un secolo tra i due, essendo mancato il primo esattamente nel 1837).

Continua…

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